Sono le due di notte e stai ancora rispondendo, nella tua testa, a una frase che ti hanno detto alle cinque del pomeriggio. Mascella stretta. Hai trovato la replica perfetta. Peccato sia tardi. Se ti riconosci, questo test sul rimuginio fa per te: dodici frasi, circa tre minuti, tre aree da guardare una per una.

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Rimuginare e riflettere non sono la stessa cosa

Tutti ripensiamo alle cose. Il rimuginio è un tipo particolare di pensiero ripetitivo: torna sugli stessi contenuti, quasi sempre negativi, senza arrivare a una decisione. La ricerca distingue da tempo due direzioni. Quando il pensiero torna sul passato, su ciò che è successo e sul perché, si parla di ruminazione: Susan Nolen-Hoeksema (1991) ne ha descritto il ruolo nel prolungare gli stati d’animo negativi. Quando corre verso il futuro, verso ciò che potrebbe andare storto, si parla di preoccupazione, che Thomas Borkovec e colleghi hanno studiato a partire dagli anni Ottanta.

Non tutto il pensiero ripetitivo fa male. Edward Watkins (2008, Psychological Bulletin), in una rassegna ampia, ha mostrato che ripensare può anche aiutare a elaborare un evento doloroso e a prepararsi: la differenza la fanno il contenuto, il contesto e soprattutto il livello del pensiero. Quello astratto («perché mi succede sempre?») tende a girare in tondo; quello concreto («che cosa è successo, e che cosa faccio adesso?») tende a portare da qualche parte.

Per questo il test misura tre cose: quanto torni sul passato, quanto anticipi il futuro e quanto sai staccare quando il giro parte. Le frasi sono nostre, scritte a partire da questa distinzione. Non è un test validato e non cerca disturbi: è un modo per accorgerti di un’abitudine.

Domanda 1 di 12

Con quale frequenza ti succede, nelle ultime settimane? 1 = mai, 5 = quasi sempre.

Senza JavaScript il punteggio si calcola a mano: segna un numero da 1 a 5 per ogni frase; dove trovi «(punteggio invertito)» sostituisci il tuo numero con 6 meno il numero scelto. Somma poi le quattro frasi di ogni area (ritorno sul passato: 1, 4, 7, 10; anticipo del futuro: 2, 5, 8, 11; capacità di staccare: 3, 6, 9, 12). Da 4 a 8 fascia bassa, da 9 a 15 media, da 16 a 20 alta. Attenzione: nelle prime due aree un punteggio alto indica più rimuginio, nella terza indica più capacità di uscirne.

1. Dopo una discussione ripenso per ore a che cosa avrei dovuto dire.
2. Prima di un incontro importante immagino in anticipo tutto ciò che potrebbe andare storto.
3. Quando mi accorgo che sto girando in tondo con un pensiero, riesco a spostare l’attenzione su altro.
4. Mi chiedo «perché proprio a me?» o «perché sono fatto così?» senza arrivare a una risposta.
5. Mi preoccupo di cose che non dipendono da me.
6. Riesco a trasformare un pensiero che torna in una domanda pratica: qual è il prossimo passo?
7. Una frase sgradevole che qualcuno mi ha detto mi torna in mente anche giorni dopo.
8. La sera, a letto, la testa continua a fare programmi e scenari.
9. Una volta che ho cominciato a rimuginare, non riesco a fermarmi finché non sono sfinito. (punteggio invertito)
10. Quando un episodio è chiuso, riesco a lasciarlo andare. (punteggio invertito)
11. Quando qualcosa mi preoccupa, passo presto a decidere che cosa fare. (punteggio invertito)
12. Fare qualcosa con le mani o con il corpo mi basta per uscire da un giro di pensieri.

Come leggere il risultato

Ogni area ha un punteggio da 4 a 20, diviso in tre fasce: da 4 a 8, da 9 a 15, da 16 a 20. Attenzione al verso. Nelle prime due aree un punteggio alto indica più rimuginio; nella terza, la capacità di staccare, un punteggio alto è una buona notizia. Il profilo più faticoso è quello con le prime due aree alte e la terza bassa: molti pensieri, pochi freni.

Un rimuginio medio è normale, soprattutto in un periodo pieno o dopo un conflitto. Noi lo incontriamo spesso quando si parla di conflitti: la discussione dura dieci minuti, il dopo ne dura cento. Il Metodo O.M.S.C.I. ha un nome per questo, il rimuginio travestito da debrief: riaprire la scena più volte senza estrarne una lezione concreta tiene acceso lo stress invece di scaricarlo.

Qui sotto trovi le descrizioni di tutte le fasce e tre esercizi per ogni area.

Ritorno sul passato

Ritorno sul passato: fascia bassa

Ripensi poco agli episodi chiusi: una discussione finisce e, di solito, finisce anche nella tua testa. Bene. Controlla solo che non sia un modo di evitare: chiudere in fretta va bene quando hai capito qualcosa, meno quando hai solo smesso di guardare.

Ritorno sul passato: fascia media

Ti capita di tornare su una frase o su una discussione, soprattutto quando ti ha toccato da vicino, ma di solito ne esci in qualche ora. È la condizione di molte persone. Il segnale da osservare è la domanda che ti fai: se è «perché?», tende a girare a vuoto.

Ritorno sul passato: fascia alta

Ripensi spesso e a lungo a ciò che è successo: le frasi che avresti dovuto dire, il perché di una reazione, il perché di te stesso. Questa ripetizione dà l’impressione di lavorare sul problema, ma raramente porta a una decisione. Si può imparare a interromperla, e il primo passo è accorgersene presto.

Tre esercizi per questa area

  • Cambia domanda: da «perché è successo?» a «come posso muovermi adesso?». Le domande concrete tendono a chiudere il giro, quelle astratte ad allargarlo.
  • Guarda la scena da fuori, come un osservatore sul balcone, e descrivila in terza persona per un minuto.
  • Se c’è qualcosa da dire a qualcuno, scrivi la frase, decidi quando dirla e chiudi il quaderno. Se non c’è niente da dire, scrivilo lo stesso: «non c’è un’azione da fare».

Anticipo del futuro

Anticipo del futuro: fascia bassa

Ti preoccupi poco in anticipo e affronti le cose quando arrivano. È riposante. Il rischio, per qualcuno, è arrivare impreparato a scadenze che un minimo di previsione avrebbe reso più semplici.

Anticipo del futuro: fascia media

Pensi in anticipo a ciò che potrebbe andare storto, e a volte questo ti aiuta a prepararti; altre volte gli scenari si moltiplicano senza produrre un piano. Il criterio utile è semplice: il pensiero ti porta a una mossa concreta o a un nuovo scenario?

Anticipo del futuro: fascia alta

La testa corre spesso avanti, verso ciò che potrebbe succedere, anche su cose che non dipendono da te e anche la sera, quando vorresti riposare. Preoccuparsi sembra una forma di controllo. In genere non lo è: la preoccupazione utile finisce con una decisione, quella che gira non finisce mai.

Tre esercizi per questa area

  • Rimanda la preoccupazione: scegli un orario fisso di quindici minuti al giorno in cui ti è permesso preoccuparti, e quando il pensiero arriva in un altro momento annotalo per quell’orario.
  • Dividi il foglio in due colonne: dipende da me, non dipende da me. Per la prima colonna scrivi una sola azione, la seconda la lasci lì.
  • La sera, prima di dormire, scarica su carta i programmi del giorno dopo: la testa smette di tenerli in memoria.

Capacità di staccare

Capacità di staccare: fascia da allenare

Quando un pensiero comincia a girare, fai fatica a uscirne: continui finché non sei stanco o finché qualcosa ti distrae dall’esterno. Non è mancanza di volontà. Staccare è un’abilità pratica, e si allena come le altre.

Capacità di staccare: fascia in costruzione

A volte riesci a spostare l’attenzione o a trasformare un pensiero in un’azione, a volte il giro ha la meglio. Di solito dipende dalla stanchezza e dall’ora: la sera è più difficile per quasi tutti.

Capacità di staccare: fascia punto di forza

Quando ti accorgi di rimuginare, sai come uscirne: cambi attività, ti fai una domanda pratica, usi il corpo. È la risorsa più utile delle tre. Tienila allenata anche nei periodi tranquilli, perché nei periodi difficili sarà la prima a servirti.

Tre esercizi per questa area

  • Dai un nome al giro quando parte: «sto rimuginando». Una parola sola crea già un po’ di distanza.
  • Usa il corpo: una camminata svelta, le mani occupate, tre respiri con l’espirazione lunga.
  • Dopo un conflitto fai un debrief di cinque minuti cronometrati con quattro domande: che cosa è scattato, quando l’ho sentito, che cosa ho fatto, che cosa farò di diverso. Poi chiudi.

Perché alcuni esercizi funzionano meglio di altri

Due idee hanno un buon sostegno sperimentale. La prima è la distanza: Kross, Ayduk e Mischel (2005, Psychological Science) hanno chiesto a un gruppo di persone di ripensare a un episodio doloroso in prima persona oppure da osservatore esterno; chi guardava da fuori riviveva meno l’emozione e capiva di più. La seconda è il rinvio: nello studio di Borkovec e colleghi (1983, Behaviour Research and Therapy) chi si definiva un preoccupato cronico ha ridotto le preoccupazioni quotidiane in quattro settimane spostandole in uno spazio fisso della giornata. Due studi non fanno una garanzia, ma indicano una direzione.

Una cosa che invece non funziona: imporsi di non pensarci. Il pensiero scacciato a forza tende a tornare. Meglio dargli un orario, una domanda concreta o un’azione.

I limiti di questo test

  • Non è validato. Dodici frasi nostre, mai provate su un campione, fasce convenzionali.
  • Non è uno screening. Non misura ansia o depressione e non le esclude. Se il rimuginio ti toglie il sonno per settimane, o si accompagna a tristezza persistente, parlane con il tuo medico o con uno psicologo.
  • Il momento conta. Una settimana difficile alza i punteggi. Rifallo tra un mese.
  • È un’autovalutazione. Chi rimugina molto a volte non se ne accorge: il pensiero gli sembra solo «ragionare».

Cosa fare dopo

Scegli un solo esercizio nell’area più critica e provalo per due settimane. Se i tuoi giri partono quasi sempre da un litigio, ti servono i cinque minuti per calmarti prima di un confronto difficile e la guida su come riparare dopo una lite in famiglia: un conflitto chiuso bene lascia meno da rimuginare. Per dare un nome preciso a ciò che provi leggi perché la parola precisa conta, e per un quadro più ampio c’è il test di intelligenza emotiva in quindici domande.

Domande frequenti

Rimuginare è un disturbo?

No, di per sé no. Rimuginare è un’abitudine di pensiero comune a moltissime persone. Diventa un problema quando occupa molto tempo, peggiora l’umore o il sonno e non porta a nessuna decisione. In quel caso il passo giusto è un colloquio con un professionista, non un test online.

Qual è la differenza tra rimuginare e riflettere?

La riflessione finisce con qualcosa: una decisione, una lezione, una frase da dire. Il rimuginio torna al punto di partenza. Un segnale pratico è la forma della domanda: «perché?» ripetuto tende a girare, «che cosa faccio adesso?» tende a chiudere.

Come si smette di rimuginare dopo un litigio?

Funziona meglio dare al pensiero un’uscita che combatterlo: un debrief breve e a tempo, una domanda concreta su che cosa fare, e, se c’è qualcosa da chiarire, un momento fissato per farlo con l’altra persona. Il corpo aiuta: muoversi scarica la tensione che la mente continua a ricaricare.

Una domanda per te: qual è il pensiero che ti è tornato in mente più spesso questa settimana, e che cosa potresti fare, in concreto, per chiuderlo?

Fonti

  • Borkovec, T. D., Wilkinson, L., Folensbee, R., Lerman, C. (1983). Stimulus control applications to the treatment of worry. Behaviour Research and Therapy, 21(3), 247-251.
  • Kross, E., Ayduk, O., Mischel, W. (2005). When asking «why» does not hurt: distinguishing rumination from reflective processing of negative emotions. Psychological Science, 16(9), 709-715.
  • Nolen-Hoeksema, S. (1991). Responses to depression and their effects on the duration of depressive episodes. Journal of Abnormal Psychology, 100(4), 569-582.
  • Watkins, E. R. (2008). Constructive and unconstructive repetitive thought. Psychological Bulletin, 134(2), 163-206.
  • Villella, L. Il Metodo O.M.S.C.I. e il Quadrifoglio per la gestione dei conflitti e delle negoziazioni (framework dell’autore, descritto con parole nostre).